Perché guidare stanca anche quando non succede niente?

Perché guidare stanca anche quando non succede niente?

La spia della riserva è accesa. Dopo due ore di autostrada, senza traffico, code né imprevisti, con cruise control attivo e strada diritta. Ma non è la spia sul cruscotto. È la stanchezza: le tue energie sono quasi finite. Perché?

La stanchezza alla guida non dipende soltanto dalle difficoltà incontrate durante il viaggio. Anche una strada monotona, dove non succede niente di anomalo, richiede uno sforzo considerevole al nostro cervello.

Quando gli stimoli sono pochi e prevedibili, dobbiamo continuare a prestare attenzione proprio mentre niente sembrerebbe richiederla: è un fenomeno studiato nell’ambito della sicurezza stradale, che approfondiamo brevemente in questa pagina.


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Guidare è un lavoro anche se sembra di no

Guidare richiede una continua elaborazione di informazioni. Dobbiamo controllare la posizione del veicolo, osservare gli altri mezzi, mantenere la distanza di sicurezza, leggere la segnaletica e individuare eventuali pericoli.

Con l’esperienza molte di queste operazioni diventano automatiche. Non dobbiamo più pensare coscientemente a ogni piccolo movimento necessario per mantenere l’auto nella corsia. Ciò non significa, però, che il cervello smetta di lavorare.

Anche quando le condizioni sono favorevoli, infatti, deve mantenere uno stato di vigilanza sufficiente a riconoscere un evento inatteso. E questo lavoro si prolunga per tutta la durata del viaggio.

Il tempo trascorso al volante è di per sé uno dei fattori che favoriscono l’affaticamento. La Commissione europea utilizza a questo proposito l’espressione “time-on-task”: più a lungo si svolge un’attività, maggiore diventa la fatica mentale e fisica.

Il paradosso della strada vuota

Verrebbe spontaneo pensare che una strada trafficata sia sempre più stancante di una strada vuota. In realtà, un compito troppo semplice e ripetitivo può mettere alla prova la nostra capacità di attenzione.

Immagina un’autostrada rettilinea, poco trafficata, con il paesaggio che scorre lentamente. Gli stimoli sono scarsi e prevedibili. L’automobilista non deve affrontare continuamente situazioni nuove, ma mantenere viva un’attenzione sufficiente a intervenire appena la situazione si modifica.

Così, la guida assume le caratteristiche di un compito di vigilanza prolungata: aspetti qualcosa che potrebbe richiedere una reazione immediata, senza sapere se e quando accadrà.

Gli studi sulla guida monotona hanno riscontrato un progressivo calo della vigilanza e un peggioramento di alcuni parametri della guida. In un esperimento al simulatore, per esempio, un ambiente visivo ripetitivo è stato associato a movimenti ampi del volante più frequenti, indicativi di maggiori effetti della fatica e della riduzione della vigilanza.

Che cosa succede all’attenzione quando non ci sono cambiamenti

Questo fenomeno viene descritto anche attraverso l’espressione “vigilance decrement”, cioè il progressivo calo della capacità di mantenere l’attenzione durante un’attività prolungata.Il problema non è che smettiamo completamente di guardare la strada. Piuttosto continuiamo a guidare, ma diventiamo meno efficienti nell’individuare un evento inatteso.

La fatica, infatti, rallenta i tempi di reazione, peggiora il controllo dello sterzo e riduce la capacità di mantenere la distanza di sicurezza. Alcune ricerche hanno inoltre osservato che gli effetti dell’affaticamento sul controllo della traiettoria sono maggiori sui rettilinei che nelle curve: quando il compito richiede poco sforzo, mantenere un livello adeguato di attenzione è più difficile.C’è poi un problema ulteriore: non sempre siamo bravi a capire quanto siamo vigili.

Uno studio condotto su strada ha rilevato che, dopo circa tre ore di guida diurna monotona, i conducenti arrivavano a giudicare migliore il proprio stato di vigilanza proprio mentre gli indicatori fisiologici e le prestazioni mostravano un deterioramento continuo.

Guidare senza accorgersi di guidare

Ti è mai capitato di percorrere un tratto di strada conosciuto e, a un certo punto, pensare: “sono già qui?”

Magari hai guidato per diversi chilometri, rispettato la traiettoria e seguito la strada, ma ricordi pochissimo del percorso appena fatto.

È il fenomeno della guida senza consapevolezza, chiamato più frequentemente con l’espressione anglosassone “driving without awareness” (DWA). Viene chiamato anche “highway hypnosis”, cioè ipnosi da autostrada, o ipnosi stradale.

Non bisogna confonderlo con il colpo di sonno. Durante un episodio di guida senza consapevolezza gli occhi rimangono aperti e chi è al volante continua a svolgere i compiti della guida, ma l’attenzione attiva si riduce considerevolmente. La monotonia e la prevedibilità possono favorire questa condizione, che non è necessariamente collegata alla mancanza di sonno.

In altre parole, continuiamo a compiere un’attività complessa come guidare mentre la nostra attenzione fa altro: inseriamo il pilota automatico mentre il pilota in carne e ossa gioca a Candy Crush Saga.

Perché la monotonia alla guida può essere pericolosa

Una strada monotona non è pericolosa in sé.  Diventa pericolosa quando alla riduzione degli stimoli si associa un calo della vigilanza. Un veicolo che frena all’improvviso, un ostacolo sulla carreggiata o un restringimento richiedono una risposta rapida anche dopo chilometri nei quali non è accaduto niente.

La stanchezza comporta però tempi di reazione più lunghi, minore precisione nel mantenimento della traiettoria e una gestione meno accurata della distanza di sicurezza. La monotonia presenta quindi una sorta di contraddizione: la strada richiede poco sforzo all’automobilista per molto tempo, finché chiede moltissimo tutto in un istante.

È in quell’istante che serve una lucida prontezza alla reazione.

I sistemi ADAS ci aiutano o ci annoiano?

Le automobili moderne fanno moltissimo per noi. Il cruise control adattivo regola la velocità e la distanza dal veicolo che precede; i sistemi di mantenimento della corsia intervengono sulla traiettoria; altri sistemi ADAS avvertono chi guida della presenza di pericoli.

La tecnologia, insomma, riduce il carico delle attività. Ma genera un nuovo paradosso quando il sistema automatizza una parte della guida e all’essere umano resta il compito di sorvegliarlo.

Una ricerca sulla guida parzialmente automatizzata ha studiato proprio la cosiddetta fatica passiva. Durante una simulazione autostradale di 42,5 minuti, i ricercatori hanno osservato cambiamenti in alcuni parametri oculari e un aumento del mind wandering, cioè della tendenza della mente a vagare lontano dal compito principale.

Non significa che gli ADAS rendano la guida meno sicura. Significa piuttosto che assistenza e autonomia non sono la stessa cosa: quando un sistema richiede la supervisione di un essere umano, essere sollevati da alcune operazioni non significa poter smettere di prestare attenzione.

Come combattere la stanchezza alla guida

La prima precauzione per combattere la stanchezza alla guida è partire riposati. La monotonia favorisce l’affaticamento, ma la mancanza di sonno o la cattiva qualità del riposo restano tra le principali cause della stanchezza al volante. Anche il tempo trascorso continuativamente alla guida conta: le pause permettono di contrastare gli effetti del time-on-task.

È importante inoltre non sopravvalutare la propria capacità di resistere. Alla stanchezza potrebbe repentinamente sommarsi la sonnolenza. Sbadigli frequenti, difficoltà a tenere gli occhi aperti, problemi nel mantenere la traiettoria e difficoltà nel ricordare gli ultimi chilometri percorsi sono segnali d’allarme.

Aprire il finestrino, alzare il volume della musica o cercare altri stimoli non sostituisce il riposo. Se compare sonnolenza, la soluzione sicura è fermarsi in un luogo idoneo e riposare.

La fatica di aspettare che succeda qualcosa

Siamo abituati ad associare la fatica alla quantità di cose da fare. Alla guida, però, può verificarsi il contrario.

Un ambiente uniforme e prevedibile può rendere più difficile mantenere a lungo un livello costante di vigilanza. Il cervello continua a sorvegliare la strada mentre gli eventi che richiedono davvero il suo intervento diventano rari. Ecco perché possiamo uscire stanchi da un viaggio nel quale, apparentemente, non è successo niente.

Per tutto quel tempo, infatti, abbiamo svolto un compito tutt’altro che semplice: rimanere pronti a reagire a qualcosa che potrebbe accadere, mentre non accade niente. Le tecnologie di assistenza alla guida aiutano a viaggiare in maggiore sicurezza, ma la scelta dell’auto giusta rimane importante.


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